Ma che fa? Esce di casa? Ah, no: è un film!

In questi giorni di isolamento in casa mi è capitata una cosa davvero straniante e buffa. Guardo un film su Netflix e il protagonista del film esce di casa!

”Esce-di-casa!!!”: é questo il primo pensiero che mi viene, e dura solo un millesimo di secondo e io mi sento come un vacillare qualcosa dentro, quasi un vedere, in quel gesto di una fiction televisiva, in quell’aprire la porta e uscire di casa di un attore dentro un film, un atto proibito e trasgressivo. In un altro film, ne vedo due di personaggi, appiccicati tra loro, entrare in una discoteca piena di gente sudata e mi sembra di vedere abitudini di vita aliena. Dura un millesimo di secondo. Ma anche solo quel millesimo di secondo qualcosa mi dice.

Non è passato nemmeno un mese dal ritiro in casa e già sono condizionata.

Questa cosa che mi succede quando guardo i film, mi ha fatto pensare ad altri condizionamenti che vivo in questi giorni.

Non cammino più come prima!

E’ cambiato soprattutto il mio modo di camminare. Se camino nel cortile di casa, dentro i recinti protetti, sono sempre io con la mia solita camminata. Se cammino fuori dal cancelletto, per andare a fare la spesa, per esempio, cammino in modo diverso. Cammino lenta, sguardo basso, gambe tese, quasi insicure. Cammino da ammalata.

Al supermercato, addirittura, cammino con la testa china, storta, schiva. La prima volta sono stata sotto choc, per il silenzio immenso, per le persone che come me sembravano più zombi che consumatori da ipermercato. Era come stare dentro una sorta di girone del purgatorio, dove anime sofferenti scontano la propio pena: fare la spesa all’iper senza gioia, ma con paura.

Questo camminare lento, questo sentirsi le gambe fragili, questo muoversi da ammalati, pur essendo per forti e sani, questo restare disorientati se il personaggio di un film, spavaldo e libero se ne esce di casa e va a ballare, tutto questo si spiega ed è raccontato in modo magnifico in un libro che proprio in questi giorni ho ripreso in mano: ”Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahnemann. L’autore è uno psicologo israeliano che ha vinto il Nobel per l’economia.

E’ un testo che avevo studiato in modo approfondito per i suoi risvolti nel management, e anche nella psicologia comportamentale applicata al servizio ai clienti, agli spettatori in un evento, alla gestione delle persone in un gruppo di lavoro. Non di certo per manipolarli, ma per far si che esperienza e memoria fossero coerenti tra loro.

Ragione e concentrazione, abbiamo bisogno di voi!

Alla base di questo libro, e sintetizzo in modo forse un po’ semplicistico, c’è, infatti, questa riflessione, avvalorata da centinaia e centinaia di esperimenti e studi nel mondo, e cioè che una cosa è l’esperienza, ovvero ciò che realmente viviamo, e una cosa è la memoria, ovvero ciò che ricordiamo di quell’esperienza e di tutte le nostre esperienze.

Una cosa è il fatto, l’accadimento, e una cosa è il nostro modo di percepirlo, addirittura di viverlo e poi di ricordarlo.

Porto un esempio del libro, che sembra cucito sulla mia esperienza del supermercato:

Durante une esperimento a un gruppo A di volontari sono state fatte vedere immagini di anziani e un altro gruppo B di volontari immagini di giovani. Poi a entrambi è stato chiesto di attraversare un corridoio. Il gruppo B, quello delle immagini dei giovani, si è mosso con velocità. Il gruppo A, quello delle imagini di anziani, si è mosso con notevole lentezza, condizionato cioè dalle immagini che aveva appena visto.

Questa cosa si chiama effetto priming, è una sorta di sensibilizzazione del contesto, che ti condiziona.

Una parte del nostro cervello procede per automatismi. Va in automatico. Un’altra parte, invece è quella che ragiona. Il problema è che la prima agisce subito, la seconda è pigra, e se può cerca di fare meno fatica possibile. E’ per questo che nascono e si sviluppano i bias, ovvero errori cognitivi. Ed è per questo che camminavo lenta al supermercato, come se fossi malata.

Per spiegarlo, Kahnemann parla di due sistemi nella nostra testa. Il sistema1 e il sistema 2.

Il sistema 1 è quello automatico e genera le impressioni e sensazioni spontaneamente, per esempio:

> fare la faccia disgustata davanti a immagine orribile,
> guidare la macchina dove non c’è traffico,
> capire frasi semplici…

> rispondere a 2+2=?
> leggere parole su grandi cartelloni
> notare che un oggetto è più lontano di un altro

Sono competenze acquisite che diventano poi facili, semplici, naturali.

Il Sistema 2 è il sé conscio e raziocinante, opera le scelte, decide cosa fare, non va in automatico.

> cercare una donna con i capelli bianchi in mezzo a tanta gente,
> prepararsi allo sparo dello starter in una gara di atletica,
> frugare nella memoria per identificare un suono strano
> controllare il nostro modo adeguato di comportarci un una situazione sociale
> contare quante volte compare la lettera A in una pagina di testo


Il sistema 2 richiede attenzione e concentrazione e interviene per correggere il sistema 1.

Scrive Kahnemann: ”Il sistema 1 fiorisce le impressioni che spesso si trasformano in convinzioni, ed è la fonte degli impulsi che spesso diventano fonte delle nostre scelte. Esso dà una tacita interpretazione di quello che accade a noi e nella nostra realtà intorno a noi, collegando il presente con il passato e con le aspettative riguardanti il futuro prossimo. (…) E’ la fonte di giudizi intuitivi e spesso precisi. E per lo più fa tutto questo senza che abbiamo consapevolezza delle sue attività. Il sistema 1 è per questo la fonte di molti errori sistematici delle nostre intuizioni.” 

Si sta come guidando una macchina su strada sterrata

Per esempio, guidare è qualcosa di automatico, ma se vi trovate a guidare un fuoristrada 4×4 in una strada sterrata di montagna, cosa che non fate di solito, a supporto del sistema 1, interviene il 2.

E dunque, tutti noi sappiamo ”stare al mondo” in modo automatico: ci alziamo, ci laviamo, lavoriamo, usciamo, facciamo la spesa, camminiamo, ci pettiniamo, diamo acqua ai fiori, stiamo con i figli, con gli amici, leggiamo, guardiamo i TG, cuciniamo etc etc … e molte di queste cose sono azioni naturali, spontanee a cui nemmeno ci pensiamo più. Le facciamo spesso senza accorgercene.

In questo momento però la nostra vita automatica e normale è diventata un po’ come guidare un pick up 4×4 su una trada sterrata. Eravamo a casa prima e siamo a casa ora. Ma ora viaggiamo su un terreno e in un contesto totalmente nuovi. Per questo abbiamo bisogno più che mai del sistema 2.

Per non cadere vittime delle paure, delle suggestioni, dei condizionamenti, del contesto, il sistema 2 può modificare gli automatismi del sistema 1, come il lasciarsi andare, l’avere paura, il camminare come uno zombie al supermercato o l’insultare un personaggio di un film perché esce di casa.

Un buon modo per iniziare è leggere questo libro. Pensieri lenti e veloci (link a pdf) vuol dire anche questo, sollecitare il pensiero lento, che tanto ci aiuta a ragionare.