#iorestoacasa: ovvero i diversi 'noi' finalmente convivono!

Alcuni anni fa con due carissimi amici, ora lontani tra Sidney e Dubai, avevamo ipotizzato un qualcosa da fare insieme, e lo avevamo chiamato Changing.

Si trattava di creare un locale/bar a Milano che a seconda delle esigenze si sarebbe dovuto trasformare, da luogo di workshops e di formazione, in eventi, e bar, ristorante e altre mille possibilità. E la trasformazione che ci immaginavamo era totale: una sorta di bancone che si girava e diveniva parete di aula scolastica, muri a scomparsa, colori in trasformazione, stile mutante a seconda della funzionalità temporanea. Il progetto era tutto dentro la nostra testa e lo avevamo pensato oltre 10 anni fa. Nel frattempo sono nate tante realtà simili, la nostra non era balorda, ma nessuna di esse gioca sul senso della trasformazione degli spazi e delle destinazioni d’uso in modo cosi spinto come come noi lo avevamo immaginato.

Ci pensavo in questi giorni, perchè la nostra casa è diventata un po’ cosi. Una sorta di Daily Changing Home.

La casa è diventata dinamica per far fronte a una vita nuova che non sappiamo quanti mesi durerà. Ci viviamo in tre e per fortuna abbiamo spazi ampi. Siamo: la nostra piccola treenne, il mio compagno ed io.

La camera da letto di giorno diventa studio (per proteggerci, soprattutto, e avere qualche ora di ”me time” per il lavoro). Da questa stanza sto scrivendo ora. Il soggiorno, liberatosi del tavolo ora in camera, è stato convertito in sala da ballo e palestra. La cucina invece si trasforma di continuo, da tinello a laboratorio creativo a pasticceria a laboratorio creativo per tutto il giorno e più volte al giorno.

Spazio e ruoli si fondono e si mescolano

Tutto questo mi ha portato con la mente a una parola che mi aveva molto intrigato alcuni anni fa: multishifting. Ne avevo parlato qui, nel mio vecchio blog.

Mai come in questo tempo strano, doloroso e sospeso, fatto di paure e conforto insieme, costretti a stare tutto il giorno insieme e fondere parti di noi, senza pausa, praticare multishifting può essere una buona occasione per allenarsi al dopo.

La nostra vita prima del lockdown era fatta di pezzi di un puzzle. Il pezzo io-lavoro, il pezzo io-genitore, il pezzo io-compagno/a e cosi via.

Questi diversi pezzi li abbiamo sempre vissuti con modi e codici e linguaggi diversi. Ma soprattutto li abbiamo sempre tenuti ben distinti tra loro, soprattutto il pezzo io-lavoro dal pezzo io-famiglia.

Adesso è accaduta una cosa strana. E’ come se questi tasselli che fino a poco fa si potevano attaccare l’uno a l’altro, ma erano sostanzialmente separati tra loro, oggi divenissero una cosa unica, si fondessero.

#IoRestoaCasa significa anche questo. Significa far vivere in contemporanea i nostri diversi noi, i nostro diversi ruoli, significa sovrapporli e abbattere i confini tra loro.

Andrea Vitullo e Riccarda Rezza nel bellisismo libro Maam – la maternità è un master scrivono:

La persona intera è più della somma delle parti, e la partecipazione in alcuni ruoli può generare risorse da usare negli altri”.

Ecco il ”multishifting”

Trasferire da un ruolo all’altro le diverse maturate competenze. Non pensare e vivere noi stessi come individui frammentati, ma essere in modo rotondo, come un unico. Possiamo portare tutti noi stessi in ognuno dei nostri ruoli.

Competenze maturate al lavoro che aiutano in famiglia e competenze maturate nella genitorialità e nella vita privata utili al lavoro. E non solo le competenze, ma anche i modi, lo stile, gli sguardi.

Non vi siete trovati in questi giorni a dover ripensare completamente come investire e organizzare il tempo e lo spazio e le persone di sempre insieme a voi, ma ora proprio sempre e per tutto il giorno? E come è andata? Panico, angoscia, nervosismo o ”fermi tutti”, respirazione e pensiero?

Pensiero del tipo: ”Bene, adesso non è più come prima, cosa posso cambiare e come posso gestire le cose che devo o voglio gestire?”

Ogni genitore e soprattutto ogni madre lo sa: i bambini sono imprevedibili e cambiano di continuo. E da madri osservandoli impariamo a cambiare noi con loro, in modo morbido e continuo. Una bella competenza, che possiamo usare ora!

Multishifting è questo: trasferire da un luogo all’altro di noi le diverse capacità. Non si tratta – soprattutto in questi giorni – di fare la lista delle cose da fare. Si tratta di fermasi, osservarsi, e imparare a unire le parti in noi che abbiamo sempre tenute separate.

Zero obiettivi, solo intenzioni!

Ogni giorno con mia figlia so che il piano di attività immaginato potrebbe cambiare. Non sono gli obiettivi della giornata che mi interessano in questo momento, sono le intenzioni.

E torna utile di nuovo il libro citato:

”L’intenzione è qualcosa di potente se la ricerchiamo in profondità dentro di noi. E’ più vicina al desiderio e racchiude in sé il meccanismo per realizzarsi. Introdurre intenzioni forti nel mondo familiare come quello professionale è voler rimanere più aperti rispetto ai soli obiettivi. L’obiettivo tende a chiudere: sul numero, sull’effetto atteso di un’azione, di qualcosa che abbiamo determinato (…) Si tende sempre a illuminare il punto di arrivo, dimenticando che durante il viaggio accadono cose e che dunque il risultato potrebbe esser anche più stupefacente”.

Ecco, come mi sento io in questi giorni. Fondo i miei diversi me nel pensiero, nelle azioni e nella casa che insieme a noi cambia e si trasforma. E penso al viaggio in casa, giorno dopo giorno, nel presente.

E soprattutto penso a quanto possa essere prezioso tutto questo per quando uscirò e tornerò a lavorare. E la mia intenzione è nutrirmi quanto più possibile di nuove competenze, anche emozionali, che in un tempo rallentato e sospeso si stanno plasmando.