La paura di fare la scelta sbagliata a 30 anni, e oltre.

In questi giorni mi sono iscritta in un gruppo di Facebook che tratta soprattutto il tema donne e lavoro. Sono rimasta molto colpita dai tantissimi post di ragazze tra i 25 e i 30 anni assalite da dubbi sulle scelte giuste per il lavoro. Non è tanto la preoccupazione, che davvero è umana, ad avermi colpito. Di fronte a un bivio importante siamo tutti assaliti dai dubbi e alla ricerca di un segnale che ci aiuti a imboccare la strada giusta.

Accade per tutta la vita, ma quando hai 25 o 30 anni questo tipo di dubbio è un’esperienza nuova. Improvvisamente ti trovi lanciata fuori dalla tua zona di comfort.

📌A proposito di comfort zone, leggi anche qui.

Il problema della scelta

Di questa cosa me ne ero accorta in modo dirompente pure io, dopo l’università. Dentro i muri dell’ateneo vivevo in un mondo protetto. Le scelte erano scelte facili: ‘’Faccio prima spagnolo o storia? Seguo francese o tedesco?’’ Erano dubbi che alla fine non mi costringevano a cambiare radicalmente la mia vita.

Che fosse storia o spagnolo avrei seguito i miei soliti rituali con le solite persone: prendere posto in biblioteca la mattina prestissimo per non rimanere senza una sedia, fare la pausa caffè al bar di fronte con i compagni di studio, andare da Ugo, la rosticceria della Statale d Milano dove si mangiava il panino con carpaccio più buono del mondo, sedermi in cortile con i compagni di studi a bighellonare o a discutere e discutere di ciò che accadeva intorno a noi, e poi a ridosso dell’esame, rinchiudermi a casa, rinchiudermi in un guscio (che mi rendeva odiosa a tutti), non vedere più nessuno, vivere ansie e angosce per la paura di essere bocciata, ripetere e ripetere ciò che avevo scoperto nei libri, e poi esame, voto, festa, vacanza. Insomma, decidere quale esame dare prima o dopo non mi causava dubbi sulla vita.  

Una volta laureata, invece, mi sono resa conto che il peso delle scelte cambiava moltissimo. Proprio lo sentivo sulla pelle e nella pancia. Lo sentivo nel dubbio che cresceva. Lo sentivo perché avevo una paura dannata di sbagliare scelta e pensavo, allora, che la strada che avrei imboccato sarebbe stata definitiva. Proprio come le ragazze del gruppo di Facebook che ho scoperto in questi giorni. L’università è una stupenda comfort zone. Fatta di goliardia e fatica insieme, ma – appunto – protetta. I muri che la cingono, mi tenevano al sicuro, rispetto al mare aperto. Fuori da quei muri, beh, la storia era ben diversa.

Poco dopo aver iniziato a lavorare mi era stata fatta un’offerta, molto allettante.
Entrare in grossa agenzia che si occupava di sponsoring (‘’con un ottimo contratto’’, mi era stato detto). Ciò avrebbe significato vivere a Milano, che dopo il ritorno al paese mi mancava moltissimo,  e viaggiare nel mondo. Che fare?

Dopo alcune settimane, decisi di rimanere là dove ero: in montagna a lavorare per la Coppa del Mondo di Sci della mia valle, la Val Gardena.

Ho sbagliato?
No. Ma nemmeno avrei sbagliato se avessi scelto l’altra strada.

Avrei imparato tanto in ogni caso, avrei sofferto in ogni caso, avrei vissuto esperienze gratificanti e mortificanti in ogni caso e avrei conosciuto gente nuova in ogni caso. Solo, naturalmente, la mia vita adesso sarebbe diversa, perché diverse sarebbero state le mie esperienze. Un po’ come accade in Ritorno al Futuro. Cambi un frammento della tua storia e cambia la vita, ma dipende solo da te che valore vuoi dare a quelle scelte.

Il disorientamento che ho trovato nel gruppo di Facebook non è quindi per nulla strano. È davvero umano e fisiologico.

Il non problema dell’età

Ciò che, tuttavia, mi ha davvero colpita, è stato scoprire che il dubbio, più che legato al cosa fare, sia legato all’età. ‘’Ho già 29 anni anni, ho già 30 anni, ho già 25 anni …’’, questo è l’incipit di molti post di giovani donne dubbiose.

Allora la domanda che mi sono posta è: Come posso aiutare a sbloccare questo bias, che condiziona in modo distorto le scelte? Come superare questa paura e come non farsi prendere dal panico dell’età, soprattutto a 25 o 30 anni?

Una risposta la potrei dare con la mia storia. Ho cambiato vita ben oltre i 40 anni. Ma le storie degli altri, sebbene possano ispirare, non sbloccano le paure. Possono motivare, questo sì, ma ognuno di noi è diverso e deve provare a sentire quale sia la scelta giusta per sé e non copiare le vite degli altri. Potrei forse condividere i tanti post che si trovano su Instagram o Pinterest dove citazioni su sfondi magnifici dicono che non è mai troppo tardi, ma anche questo poco aiuta. Ispirano per il tempo di un ‘’like’’ e poi spariscono.

Ciò che mi sento di offrire con le braccia aperte è questo messaggio:

‘’Tu ragazza di trent’anni hai un vantaggio immenso. Hai trent’anni! Puoi sbagliare molto di più, puoi sperimentare molto di più, puoi rischiare di fare una scelta e poi cambiare di nuovo.’’

Certo il mondo del lavoro ora è difficile e non sempre sembra si abbia davvero una scelta. Ma non sempre è così. È il modo in cui si guarda al problema, che va cambiato.

Immagina la tua vita come un sentiero. E affrontalo semplicemente con la voglia di imparare, la voglia di scoprire ciò che davvero ti piace.
Non esplori il paesaggio che attraversi, ma esplori te stessa.
All’inizio non puoi sapere come e dove esprimi il meglio di te, lo devi sperimentare.

👉🏻 Ti suggerisco un metodo.

  1. Non buttarti nelle cose e farle e basta. Vai oltre.
  2. Tieni un diario, se sei il tipo che ama scrivere, o una tabella, se sei più il tipo da excell, o fai i disegni, se sei un tipo da scratch-notes. Usa il tuo metodo preferito per registrare le esperienze.
  3. Custodisci questo taccuino, perchè sarà il tuo strumento per imparare a capire quali sono i tuoi talenti e cosa ami o non ami.

🥪 Per esempio.
Lavori in un bar? Beh, prova a pensare a quante qualità puoi tirare fuori in un bar. Fare i panini più buoni del mondo, intrattenere con simpatia i clienti e farli tornare perché si trovano bene, organizzare eventi o feste e pianificare tutto alla perfezione. Non si tratta, come vedi, di dire: lavoro in un bar. Si tratta di scrivere: lavoro in un bar, e la cosa che mi piace di più è far stare bene i clienti e ci riesco! Questo è un’indizio prezioso per le tue scelte future. Intrattenere i clienti significa comunicazione, relazioni, accoglienza e pensa quanti mestieri richiedono proprio queste capacità.

Devi registrare anche i momenti brutti. ‘’Odio fare i conti dell’incasso la sera’’. Evidentemente i lavori amministrativi non fanno per te. Vai, insomma, oltre la ‘’job description’’ e osserva, come uno scienziato, cosa ti gratifica e cosa ti annoia o ti risulta frustrante.

Così costruirai una raccolta di esperienze che passo dopo passo ti aiuteranno a rendere sempre  più facili le tue decisioni.

🗓 Ma c’è una regola. Devi essere metodica. Puoi dedicarci del tempo una volta al mese o alla fine di ogni settimana, o anche ogni giorno. Bastano pochi appunti, ma lo devi fare come disciplina, come un rituale. Inoltre deve essere chiaro cosa ti è piaciuto e cosa no. Pensa sempre che devi poterci tornare su e capire a cosa ti riferisci.

Questa pratica richiede esercizio. Si tratta di cambiare focus e atteggiamento e per riuscire a farlo devi crearti l’abitudine a farlo.

Non pensare che la scelta sia LA SCELTA. Perché la scelta giusta o la scelta sbagliata non esistono. Esistono solo scelte giuste, perché qualsiasi decisione tu prenda, tutto si può aggiustare e sistemare. Tutto si può cambiare. Nulla è definitivo.

Ogni scelta che farei sarà un tassello in più di conoscenza e di apprendimento.
In tutti i sensi.

Vale per tutte le età, ma certo, se hai 25 o 30 anni, hai la possibilità di costruire un diario magnifico dei ‘’momenti buoni e meno buoni’’ perché avrai tantissime nuove esperienze da raccontare.

Metodi ce ne sono parecchi, quelli più complessi e quelli più immediati.

Io inizierei da qui, dal diario:
‘’I miei momenti buoni e i miei momenti non buoni’’.

Prendi un taccuino (meglio scrivere a mano, perché il gesto della scrittura aiuta a fissare i pensieri nella mente) e inizia!

📝 Sul valore della scrittura a mano e del taccuino leggi qui.

Ogni volta che vivi un momento buono, in cui ti senti gratificata e felice, e ogni volta che invece te ne torni a casa svuotata, arrabbiata o frustrata, scrivilo.

Come?

  1. Scrivi quale è stato il momento buono o cattivo
  2. Descrivilo brevemente, come se lo dovessi raccontare a qualcuno, ma usa poche parole perché dovrai poterlo rileggere e rileggere quando avrai bisogno di ‘’osservarti’’.
  3. Segna a lato se era buono o meno buono con un voto da 1 (momento orrendo) a 10 (momento meraviglioso)
  4. E volendo puoi anche aggiungere cosa hai imparato da quel momento.


Sarai stupita (o stupito perché vale anche per gli uomini, naturalmente) di come questo modo costante di scrivere ti aiuterà a capire cosa ti piace davvero e cosa non ti piace e a conoscere i tuoi talenti e i tuoi punti più deboli.

Un bottino preziosissimo da tirare fuori quando dovrai fare delle scelte. Ti basterà raccogliere i voti positivi e quelli negativi. E scovare cosa hanno in comune. Sarà là che troverai la bussola per prendere la tua decisione.