Quando le storie che ci raccontiamo hanno bisogno di un reframe.

Come passare dal: ”No, mah, boh” al ”Si, si può fare”?

Semplicemente cambiando storia…

La nevicata che ha cambiato il punto di vista

Ero in Alto Adige dove all’epoca lavoravo. Era un periodo un po’ complesso, perchè avevo alle spalle una separazione e dopo parecchi anni mi ritrovavo sola a gestire la mia vita. Da un lato questo era un ”Yeah” quasi adolescenziale, ma dall’altro era anche un dover imparare ad arrangiarmi. Insomma non avevo più al mio fianco una persona da chiamare in caso di bisogno (non che fossi sposata solo per questo, sia chiaro!).

Un giorno avevo una riunione importantissima la mattina. Nevicava davvero tanto. Dovevo scendere a valle e senza catene sarebbe stato impossibile.

Quindi: esco di casa tutta bardata, tolgo la tanta neve che si stava accumulando sulla mia macchina, mentre continuava a nevicare in modo fittissimo. Prendo le catene. Apro la scatola, le estraggo e le guardo e subito, subito mi è salita l’ansia e questa frase a martello dentro la mia testa: ”Non sarò mai capace!”
Mi sono chinata vicino alle ruote, ho steso le catene sulla neve, ho guardato quel garbuglio di ferro e moschettoncini colorati e mi sono bloccata. Sentivo l’ansia salirmi, perchè dovevo andare al lavoro, perchè ero li accucciata sulla neve, sotto la neve, perchè ero sola, perchè mi sembrava di dover fare qualcosa di impossibile.

Come se non bastasse, tre bambini che stavano andando a scuola, con le loro belle cartelle sulle spalle, le guance rosse, si sono fermati ad osservarmi. Come tre scienziati! Ed io ho iniziato a respirare. ”Calma – mi dicevo – calma …”.
Dovevo andare, e non potevo annullare l’appuntamento di lavoro, nevicava, quindi … stava a me cambiare musica.

E ho fatto quello che si potrebbe chiamare un reframe del contesto.

Il contesto era tutto personale, perchè ero io.
➡️ Donna, sola, neve, catene e un pensiero-prigione: ”Non sono capace.”
Il reframe non ha cancellato la neve, ma ha cambiato il punto di vista.
➡️ Donna, neve catene e un nuovo pensiero: ”Se un uomo ha imparato a metterle, può farlo anche una donna e soprattutto, proprio perchè sola. Io da oggi posso imparare un sacco di cose nuove che prima per comodità delegavo.”

Reframe vuol dire questo: cambiare punto di vista e cambiare la narrazione.

Certo non basta cambiare la storia, spesso serve andare alla radice e cambiare la convinzione che plasma quella storia. Va cambiata un’idea su di sé o sul contesto che non è LA VERITA, ma una delle possibili verità.

”Le convinzioni – scrive Marie Forleo – impediscono di essere liberi”.

Reframe per innovare

E la stessa cosa vale per un’idea, un lavoro, un progetto.

Ricordo ancora lo stupore che mi aveva preso anni fa, mentre facevo un sopralluogo nello stadio di Coppa del Mondo dove ero direttrice generale, con un partner dell’evento.

In quei primi anni lo stadio d’arrivo era in realtà solo la fine di una pista da sci, con cose (tende, tribune, schermo etc) messe là senza una vera armonia o senza l’idea anche solo visiva di uno stadio armonico.
Per il pubblico veniva sempre allestito su un truck un video gigante. Era un camion enorme e che stava parcheggiato a un lato della pista di gara, per cui una grossa fetta di spettatori lo aveva alle spalle e quindi in genere quello parte restava priva di pubblico, vuota. Il problema era che là dove stava il truck c’era l’asfalto, tutto il resto era pista, neve. Bene, facendo questo sopralluogo la persona alla quale raccontavo questo dilemma (il mio desiderio di trasformare lo stadio in uno Stadio, accipicchia, e non in un imbuto scomodo!) mi disse: ”Ma scusa, ma perchè non sposti il truck dall’altro lato (cioè sulla pista!) ? E se il truck non ce la facesse per la neve, allestisci uno schermo gigante modulare.”

ZAC!

La mia prima reazione è stata: ”No.., mah…, sai…, non si può… , come facciamo …”
Ma dopo solo un minuto, il tempo di focalizzare bene il suggerimento, mi sono resa conto che avevo la soluzione là davanti ai miei occhi, ma le mie convinzioni, quelle del ”no-mah-sai-non-si-può” mi avevano impedito di liberare il pensiero. Di essere creativa. Di fare un reframe.

A volte riusciamo da soli, è vero, ma volte abbiamo bisogno di uno sguardo da fuori. Per questo i gruppi di lavoro sono utilissimi ed è molto utile se il gruppo è guidato da una persona esterna. Altrimenti è un po’ come quella macchia sul muro che a forza di vederla, non la si vede più.

Quindi, il REFRAME, quando applicarlo?

Sempre! Ogni volta che ci si sente bloccati!

  • nella propria vita
  • nel percorso professionale
  • nei progetti
  • in azienda,
  • in una startup

L’ingrediente principale è l’osservazione. Estraniarsi, uscire dal contesto (anche dal sé) e osservare, come si fosse là la prima volta, come uno scienziato o un turista o buon samaritano che vuole dare una mano.

CONSIGLI PER ANDARE A FONDO!

Due libri, che ho molto amato, possono davvero aiutare ad imparare la pratica del reframe.